Le procedure di misura devono seguire protocolli che consentano di ottenere un adeguato livello informativo al fine di una corretta valutazione, e in relazione agli obiettivi delle misure, che possono essere molteplici. Le procedure, in ambito di protezione della popolazione, vengono definite dalle norme CEI, ed in particolare dalla norma CEI 211-7 “Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettromagnetici nell'intervallo di frequenza 10 kHz – 300 GHz, con riferimento all'esposizione umana”, nel caso di misurazione di campi ad alta frequenza e relativi allegati e dalla norma CEI 211-6 “Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettrici e magnetici nell'intervallo di frequenza 0 Hz – 10 kHz, con riferimento all'esposizione umana”, nel caso invece di misurazione di campi a bassa frequenza.

 

Le procedure possono essere differenti anche in relazione al tipo e al numero delle sorgenti, al regime di campo presente nei punti di misura (campo reattivo o campo radiativo), alle variazioni temporali delle emissioni, al loro intervallo di frequenze, al tipo di territorio interessato.

Ad esempio, nel caso di misura dei campi elettromagnetici emessi da impianti di teleradiodiffusione e da stazioni radio base per telefonia mobile, la specifica di quale grandezza effettivamente debba essere misurata (e cioè se solo il campo elettrico, solo il campo magnetico o entrambi) dipende dalle caratteristiche della sorgente, dalla frequenza e dalla distanza del punto di misura da essa. Infatti, la struttura stessa del campo elettromagnetico varia notevolmente in funzione della distanza dalla sorgente, rapportata alla lunghezza d'onda.

Poiché il campo elettromagnetico irradiato nell'ambiente da una qualsiasi sorgente (intenzionale o meno) presenta caratteristiche diverse man mano che ci si allontana dalla sorgente stessa, è usuale distinguere diverse zone. Per qualsiasi sorgente queste zone sono:

  • La zona di campo vicino reattivo, che si estende dalla superficie della sorgente fino ad una distanza di transizione dell’ordine della lunghezza d’onda (da λ/2π a 3 λ, in relazione alla lunghezza d’onda e alle dimensioni della sorgente);
  • La zona di campo radiativo, che si estende dall'estremo della suddetta distanza di transizione fino a distanza infinita

La zona di campo radiativo si può dividere, a sua volta, in due regioni:

  • Zona di campo vicino radiativo, detta zona di Fresnel, che si estende dalla suddetta distanza di transizione fino ad una distanza R (distanza di Rayleigh) pari a λ o 2D²/λ (il maggiore dei due valori, essendo D la dimensione massima della sorgente irradiante;
  • Zona di campo lontano, detta zona di Fraunhofer, che si estende da un distanza dalla sorgente pari a  λ o 2D²/λ (il maggiore dei due valori) fino a distanza infinita.

Nella regione dei campi reattivi occorre misurare indipendentemente sia il campo elettrico sia il campo magnetico, poiché essi non possono essere dedotti uno dall'altro. Per la misura, occorre utilizzare sensori dotati della necessaria risoluzione spaziale, cioè di dimensioni piccole rispetto sia alla lunghezza d'onda sia all'estensione dell'area da caratterizzare.

Nella regione dei campi radiativi (vicini o lontani) è in genere sufficiente misurare o il solo campo elettrico o il solo campo magnetico, calcolando la grandezza non misurata in base alle note relazioni d'onda piana. Nella zona di campo radiato vicino, il campo elettrico ed il campo magnetico sono correlati punto a punto ma con grosse variazioni spaziali dell’intensità. Nella regione dei campi radiativi vicini è necessario utilizzare sensori a risoluzione spaziale alta anche rispetto alla lunghezza d'onda, mentre nella zona lontana possono essere usate antenne estese (cioè paragonabili o grandi rispetto alla lunghezza d'onda), purché sufficientemente compatte nei confronti dell'estensione dell'area da caratterizzare.

In generale le misure di campo possono essere effettuate in banda larga se:

  • è necessario individuare punti critici in una zona su cui insistono più impianti;
  • il valore misurato non supera il 75% del limite;

viceversa, è necessario effettuare la misura utilizzando una catena strumentale in banda stretta se:

  • sono presenti più sorgenti che emettono in intervalli di frequenza su cui devono essere applicati differenti valori limite;
  • mediante la misura in banda larga viene evidenziato un superamento del limite per cui si rende necessaria la riduzione a conformità, procedura che richiede di valutare i diversi contributi forniti singolarmente da ogni sorgente.

Ovviamente questo equivale ad una prevalenza del dato ottenuto mediante misura in banda stretta sul dato ottenuto in banda larga. In altri termini, se vi è discordanza tra i dati in banda larga e in banda stretta, si acquisiscono questi ultimi. 

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E le pertinenze abitative?

Con la pubblicazione del decreto del 5/10/2016, il Ministero dell'Ambiente ha fissato i valori di assorbimento del campo elettromagnetico da parte degli edifici. Si tratta di valori predefiniti che devono essere presi in considerazione dai gestori di impianti di telecomunicazioni. Questo decreto nasce dal cosiddetto decreto Crescita 2.0 (D.L. 179/2012 convertito dalla legge 221/2012), che ha introdotto all'art. 14 comma 8 alcune disposizioni integrative alle norme tecniche in materia di elettrosmog.

Ma per poter completare il quadro disegnato dal D.L. 179/2012, manca ancora un decreto attuativo per poter definire con certezza le dimensioni minime delle pertinenze esterne abitabili come terrazze, balconi e cortili.

Di seguito 2 interessanti articoli, nei quali si espone il quadro normativo vigente, fonte Il Sole 24 Ore.

 

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